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Parco dei Sassi di Roccamalatina
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Il fiume

Il Panaro (Panèra, in modenese), affluente del Po, trae le origini, nella porzione modenese dell’Appennino settentrionale, da un vasto e complesso ventaglio di fiumi e torrenti. Il corso del Panaro, propriamente detto, inizia a partire dalla confluenza di due rami denominati Scotenna e Leo. Il regime è marcatamente torrentizio.
Il Parco tutela un breve tratto del fiume (circa 3 chilometri), a Sud del ponte di Casona di Marano s/P, ma rappresenta un suggestivo esempio dell’ecosistema fluviale, oggetto di salvaguardia da parte del Parco, vista la fragilità di tale ambiente e l’elevata pressione antropica a cui è sottoposto.
Storicamente il fiume ha segnato il confine tra i territori bizantini (Guiglia) e quelli longobardi (Marano sul Panaro). Nel VII sec. infatti i Longobardi dall’Appennino parmense si stabilirono a ovest del Panaro. A est, invece, c’erano i Bizantini, il cui confine (limes esarcale) passava da Pavullo, percorreva il Panaro e prima di Marano, saliva verso il bolognese.

La vegetazione segue la successione tipica degli ambienti fluviali, dal letto del fiume fino ai primi tratti di riva: prima gli arbusti di salici (salice rosso, salice ripariolo, salice da ceste, salice bianco), a seguire il salice bianco, i pioppi e gli ontani, quasi come una scala. Ciò consente una buona esposizione alla luce delle diverse specie, una facile propagazione dei semi tramite il vento o le acque e una maggiore resistenza agli eventi di piena. Fra le specie ubicate nelle ampie zone soggette a rapide inondazioni e successivi periodi di aridità, spiccano per le vistose fioriture rosa gli epilobi (Epilobium hirsutum, E. dodonaei), mentre nelle zone più umide e prossime al corso d’acqua si formano talvolta tipici popolamenti di alofite, quali la comunissima canna palustre e le tife.
La fauna è rappresentata da micromammiferi come il toporagno d’acqua e l’arvicola terrestre. Le aree umide attirano anche i predatori, che si dissetano o trovano rifugi tranquilli: volpe, donnola, tasso, faina, puzzola.
Sui pioppi che costeggiano il fiume, si osservano spesso nidi di grosse dimensioni, opera di corvidi come gazza e cornacchia. Su questi si riproduce il gufo comune.
Lungo il greto può capitare di osservare il corriere piccolo e il piro piro piccolo, mentre, tra la vegetazione arborea ripariale è frequente ascoltare il rigogolo. Da ricordare, il variopinto Martin pescatore, cormorani e gabbiani nella stagione invernale, il passo del falco pescatore nel mese di marzo.
Tra i rettili non manca la natrice dal collare.
Diverse sono le specie di pesci. La trota fario delle fresche e ossigenate acque della parte alta del fiume di rado giunge fino a Marano s/P, attraversando il breve tratto compreso nel Parco. Molto frequenti sono il cavedano e la lasca. E’ presente il piccolo cobite, insieme al barbo comune. Il Panaro ospita popolazioni variabili di alborella, gobione, barbo canino, vairone e ghiozzo. Tali specie soffrono della presenza di traverse e sbarramenti che ne limitano notevolmente gli spostamenti stagionali.
Da evidenziare il piacevole Percorso Sole-Percorso Natura da Modena, per un tratto di 36 chilometri, raggiunge Casona di Marano s/P alle porte del Parco. Rappresenta il primo esempio, per il territorio modenese, di sentiero fluviale attrezzato per il tempo libero e per l’educazione ambientale.

Comune: Marano sul Panaro (MO) | Regione: Emilia-Romagna | Localizza sulla mappa
Il fiume
Il fiume
(foto di Archivio Ente Parchi Emilia Centrale)
 
Il fiume
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(foto di Archivio Ente Parchi Emilia Centrale)
 
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(foto di Archivio Ente Parchi Emilia Centrale)
 
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(foto di Archivio Ente Parchi Emilia Centrale)
 
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