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Parco dei Sassi di Roccamalatina
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I sassi

Un paesaggio tra argille e arenarie
Le rupi boscate presenti nel territorio protetto contrastano con le ampie aree sottostanti, dolcemente prative e calanchive.
L’accostamento di morfologie collinari tanto dissimili è legato alla peculiare ossatura geologica dell’Appennino Emiliano, caratterizzata dal contatto tra rocce a diverso grado di erodibilità.
Le arenarie (sabbie cementate) che formano le rupi sono più resistenti all’erosione rispetto alle argille (composte da granuli delle dimensioni di una polvere): le loro particelle grossolane sono saldamente cementate tra loro.
La giacitura degli strati lungo i versanti puó presentarsi per lunghi tratti a reggipoggio, come nelle pareti occidentali dei Sassi di Roccamalatina, offrendo così la massima resistenza ai processi erosivi e franosi.

I complessi argillosi
Le argille che affiorano nel territorio del Parco appartengono ai tipici complessi rocciosi, in prevalenza argillosi, che caratterizzano gran parte dell’Appennino emiliano.
Particolarmente significativo é il loro assetto caotico, reso evidente dal colore variegato, in cui argille e altre rocce appaiono mescolate assieme.
Anche a distanza é facile osservare lungo gli affioramenti l’accostamento di argille di colore rosso, grigio chiaro, grigio scuro, verdastro, bruno, nelle quali sono dispersi frammenti di altra natura rocciosa che hanno in comune l’origine lontana.
La sedimentazione di questi terreni é, infatti, avvenuta, durante il Cretaceo superiore (intorno a 90 milioni di anni fa), in ambienti di mare profondo prossimi all’antico Oceano Ligure, il piccolo braccio oceanico dalla cui chiusura ha avuto origine l’Appennino; per questo sono chiamati Liguridi.

Le arenarie dei Sassi di Roccamalatina
Le particolari arenarie che hanno originato gli imponenti torrioni in località Roccamalatina (comune di Guiglia), di 70 metri e oltre di altezza, sono composte da granuli grossolani (sabbie), osservabili distintamente anche da un campione anche a occhio nudo: sulle superfici scabre, spesso nascosti da chiazze bianche di licheni crostosi, spiccano i granuli di quarzo grigio chiaro e di aspetto vetroso, e si possono distinguere quelli feldspatici bianco latte, mentre più rare sono le particelle scure di altri piccoli frammenti rocciosi.
Le arenarie quarzose dei Sassi prendono il nome di Arenarie di Anconella, dalla omonima localitá del bolognese dove esemplari affioramenti ne costituiscono il riferimento stratigrafico ufficiale.
La sedimentazione avvenne in ambiente di acque profonde (circa 25 milioni di anni fa - Oligocene superiore), lungo canyons che si dipartivano dalla linea di costa.
Queste rocce sedimentarie, caratterizzate da stratificazioni con livelli gradati (con granuli più grossi alla base e più piccoli alla sommità), raccontano di fenomeni sedimentari chiamati correnti di torbida (frane sottomarine): vere e proprie correnti subacquee cariche di sedimento in sospensione e acqua. Una volta attivate, per effetto del loro peso e per i movimenti della crosta terrestre (un terremoto per esempio), sospingono i granuli, depositati sulla scarpata continentale, per poi ridepositarli a distanza e profondità maggiori.
Tale fenomeno ha portato alla formazione di elevati spessori di sedimenti di diverse dimensioni, decrescenti dal basso verso l’alto, all’interno dello stesso strato (evento torbiditico).
La disposizione degli strati rocciosi nello spazio (si ergono con assetto quasi verticale) e la loro maggior resistenza all’erosione, rispetto alle rocce circostanti (prevalentemente argillose), hanno determinato la particolare morfologia a pinnacolo che ha reso i “Sassi” meritevoli di tutela e conservazione per le generazioni odierne e future.
Una loro visione panoramica caratteristica si ha dal nucleo abitato di Rocca di Sopra, che li domina dall’alto.

Altri punti di osservazione consigliati sono:

  • la strada che da Pieve di Trebbio scende al Mulino delle Vallecchie
  • la strada comunale (via Castellino) che da Casona di Marano sul Panaro risale in destra idrografica del fiume e arriva al Mulino del Rio delle Vallecchie
  • la strada provinciale che da Casona, costeggiando il Fiume Panaro, arriva a Benedello (da questa posizione si apprezza, nelle giornate particolarmente limpide, una visione d’insieme della “placca” calcareo-arenacea di Guiglia e Zocca, galleggiante sui terreni argillosi delle Unità Liguridi.
Comune: Guiglia (MO) | Regione: Emilia-Romagna | Localizza sulla mappa
I sassi
I sassi
(foto di Archivio Ente Parchi Emilia Centrale)
 
I Sassi
I Sassi
(foto di Archivio Ente Parchi Emilia Centrale)
 
I sassi
I sassi
(foto di Archivio Ente Parchi Emilia Centrale)
 
I Sassi
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(foto di Archivio Ente Parchi Emilia Centrale)
 
I Sassi
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(foto di Archivio Ente Parchi Emilia Centrale)
 
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